DOMANDE FREQUENTI

Secondo il REG. 648/94 CE, che regola e disciplina il settore detergenti casa, I detergenti sono tutti biodegradabili oltre il 90%, anche quelli tradizionali. La differenza sostanziale è che la biodegradabilità dei prodotti tradizionali non supera questa percentuale, mentre i detergenti ecologici arrivano fino al 98%.

Le differenze tra un prodotto ecologico e un prodotto tradizionale sono principalmente le materie prime che li compongono e la biodegradabilità a livello aerobico ed anaerobico. Solitamente i prodotti ecologici sono realizzati con tensioattivi di origine vegetale (olio di cocco, di colza, d’oliva o altri oli vegetali), mentre i prodotti tradizionali con tensioattivi di origine petrolchimica. Inoltre i detergenti tradizionali hanno materie prime non biodegradabili anaerobicamente (cioè in assenza di ossigeno) che si depositano nei fanghi e hanno una difficile e lunga biodegradabilità o addirittura non sono biodegradabili.

I nostri prodotti invece hanno materie prime biodegradabili sia aerobicamente (in presenza di ossigeno) che anaerobicamente (in assenza di ossigeno) quindi si degradano molto più facilmente e velocemente.

Ad ogni modo, per un corretto calcolo di biodegradabilità, bisogna tener conto di tutte le sostanze e della biodegradabilità di ognuna di esse.

I conservanti sono necessari altrimenti una volta aperto, un prodotto diventerebbe una colonia di batteri e molto pericoloso per noi e per il nostro organismo.

Certamente ci sono diversi tipi di conservanti e anno dopo anno la ricerca individua conservanti sempre più delicati e sempre più biodegradabili.

Noi ad esempio non utilizziamo parabeni ed altri conservanti negativi; abbiamo iniziato ad utilizzare conservanti di nuova generazione molto delicati come potassio sorbate e sodio benzoate, dicloro benzyl alcol.

I Tensioattivi sono i principali ingredienti dei detersivi e svolgono un ruolo importante nelle attività di rimozione dello sporco. Sono composti organici costituiti da una parte idrofila (fase polare) che si lega all’acqua ed una parte idrofoba (fase apolare) che tende a legarsi alla fase grassa dello sporco ed a solubilizzarlo. Possiedono inoltre la capacità di ridurre la “tensione superficiale” nelle soluzioni acquose, cioè permettono all’acqua di penetrare meglio nelle fessure, nelle trame dei tessuti, veicolare lo sporco e quindi aumentare il potere detergente.

I tensioattivi possono essere di origine vegetale o di origine petrolchimica.

Tensioattivi ANIONICI, costituiti da esteri carbossilici, solforici ed alchil solforici, fosforici, lattici,citrici. Sono quantitativamente la parte predominante dei tensioattivi che si trovano attualmente sul mercato. La catena alchilica alla quale è legato il gruppo solforico, o comunque un gruppo carico negativamente, può essere ramificata (quindi più difficilmente biodegradabile) o lineare ( la nuova generazione più facilmente biodegradabile).

Tensioattivi NON IONICI, hanno la capacità di lavare a basse temperature e sono poco schiumosi. Gli acidi grassi etossilati con catena lineare sono più facilmente degradabili. Inoltre l’acido può essere di origine petrolchimica o vegetale.

Tensioattivi CATIONICI hanno carica positiva sono generalmente sali di ammonio quaternario dotati di azione umettante e batteriostatica. Sono utilizzati per realizzare ammorbidenti e balsami per capelli.

Tensioattivi ANFOTERI, hanno sia la carica negativa che quella positiva, con caratteristiche intermedie tra i NON IONICI e ANIONICI. Attenuano l’aggressività dei tensioattivi ANIONICI, per questo nella cosmesi sono spesso accoppiati a SLS e SLES. Buoni schiumogeni. Per alcuni ANFOTERI, generalmente quelli più comuni, è stato dimostrato che sono biodegradabili anche in condizioni di anaerobiosi, mentre alcuni sono ancora sotto esame da parte di disciplinari internazionali (come l’Ecolabel).

La dichiarazione “non contengono nickel, cromo o cobalto” non è tecnicamente possibile.

Il nickel , il cromo ed il cobalto sono diffusi in natura e nell’ambiente e non è possibile escluderne la presenza in tracce neanche nell’acqua potabile (vedi documento Chelab). Se preparo un detersivo in un miscelatore di acciaio inox (18% nickel , 8% cromo) questo può cedere alla soluzione tracce dei metalli.
Dal punto di vista legale non esistono limiti di legge per i detersivi e per i cosmetici in Italia.

In cosmetica si usa la dichiarazione “nickel tested” quando il nickel è presente SOTTO 1 ppm (0,0001%, 1 mg/kg) , vedi: cosmetici.it/index.php/per-saperne-di-piu/metalli-pesanti/domande-e-risposte-14/ http://www.altroconsumo.it/salute/nc/news/allergico-al-nichel-ecco-quali-cosmetici-scegliere

Il simbolo irritante nel prodotto lavatrice o in altri prodotti è obbligatorio poiché i prodotti sono molto concentrati e la nuova normativa che regola i detersivi ha imposto l’obbligo di etichettatura pericolosa in prodotti concentrati e superconcentrati.

Questa normativa arriva dalla comunità europea e potremmo avere il sospetto che ci sia lo zampino delle multinazionali.

Ad esempio: il vecchio detersivo lavatrice pur essendo molto concentrato non aveva etichettatura di pericolosità, perchè la formula era stata realizzata quando vigeva la vecchia normativa che non la imponeva. Man mano usciranno nuove formulazioni di prodotti concentrati, tutti dovranno inserire in etichetta il simbolo irritante.

Per quanto riguarda il simbolo corrosivo bisogna inserirlo se il prodotto ha un PH molto alto o molto basso, il cosiddetto PH estremo.

Per capire meglio, il nostro detersivo lavastoviglie ha un PH molto alto necessario per dare al prodotto un forte potere lavante senza utilizzare i fosfati, presenti in grande quantità nei prodotti tradizionali: noi abbiamo  trovato soluzioni alternative per garantire una buona efficacia, ma siamo obbligati a mettere in eitchetta quel simbolo “inquietante” di corrosività.

Per concludere l’etichettatura di pericolosità, irritante o corrosiva, è necessaria per molti prodotti, secondo la nuova normativa e troveremo sempre di più questi simboli sui detersivi perchè la normativa diventa sempre più restrittiva, quindi un prodotto che non aveva simboli di pericolosità diventa irritante e un prodotto irritante può diventare corrosivo. Questo non vuol dire che il prodotto è pericoloso ma che segue alla perfezione la normativa.

A questo punto ci chiediamo: ma come mai il detersivo lavatrice prima non aveva il simbolo irritante e adesso che la formula è stata migliorata (è più delicata, ha conservanti meno irritanti ed è più biodegradabile) dobbiamo mettere il simbolo irritante in etichetta? Forse un bel regalo della comunità europea a certe multinazionali! Inoltre con la nuova normativa CLP entrata in vigore il 01 Giugno 2015, tutti i detersivi, anche quelli ecologici, avranno avvertenze in etichetta.

Con il termine INCI, si intende la lista completa degli ingredienti di cui è composto un prodotto cosmetico.
Ciò che a molti oggi appare ovvio, e cioè sapere quali ingredienti compongono le cose che compriamo, è in realtà una conquista di trasparenza recente, dato che solo dal 1997 è obbligatorio pubblicare gli INCI in Unione Europea.
Ma, a meno che non abbiate intenzione di prendere una laurea breve in chimica applicata, alcuni nomi vi resteranno sempre ostici e oscuri.
E, anche a metterci tutta la buona volontà, scoprirete presto che non è possibile imparare tutto a memoria, ma vi serviranno degli strumenti in grado di decifrare se un componente è terribile come sembra dal nome, oppure è totalmente atossico.
Ad esempio: che cos’è il Sodium Benzoate? Dal nome sembra una cosa brutta e sporca che sa tanto di petrolio. Invece, dopo una piccola ricerca si scopre che è un preservante che si usa tranquillamente nella biocosmesi.

I veri nemici
Una volta che scoprirete come destreggiarvi nella comprensione degli INCI, vi sembrerà inaccettabile spalmare sulla vostra pelle elementi come petrolio e silicone. Ebbene sì: quando leggete Paraffinum Liquidum, Paraffin, Mineral Oil, Petrolatum o Vaseline avete la certezza che il prodotto contiene ingredienti derivati dal petrolio.
Così come se leggete Dimethicone oppure Cyclopentasiloxane siete di fronte a siliconi, abbastanza facili da riconoscere perché i loro nomi terminano sempre con i suffissi -one o -xane.

I primi, i derivati del petrolio, lasciano la pelle all’apparenza morbida, ma essendo con essa incompatibili, alla lunga la soffocano, non permettendole di traspirare. I secondi creano un film su pelle e capelli che li faranno apparire lucidi e nutriti, quando in realtà subito sotto la superficie i nostri capelli e la nostra pelle si stanno seccando e denutrendo.
Ma i nemici non finiscono qui! Polimeri sintetici, tensioattivi, conservanti, profumi sintetici, coloranti sono tutti elementi potenzialmente allergizzanti e da evitare.
Ma la lunga lista di ingredienti, bisogna leggerla proprio tutta? In realtà gli ingredienti su cui soffermarsi di più sono i primi.
Nell’indicare gli INCi di un prodotto, infatti, al primo posto si deve posizionare l’ingrediente contenuto in percentuale più alta e a seguire gli altri, fino a quello contenuto in percentuale più bassa. Al di sotto dell’1% gli ingredienti possono essere indicati in ordine sparso.

Le due certificazioni sono molto simili: la prima controlla la biodegradabilità delle materie prime che compongono il prodotto, mentre la seconda controlla anche l’origine delle materie prime e richiede una percentuale di materie prime di origine biologica nel prodotto.
ECOLABEL: certificazione riconosciuta dalla comunità Europea che certifica l’alta biodegradabilità del prodotto. Ecolabel controlla che le materie prime utilizzate siano il più biodegradabile possibile prestando tutta l’attenzione su questo aspetto e meno attenzione sull’origine delle materie prime. In un prodotto ecolabel ad esempio non è assolutamente necessario inserire materie prime di agricoltura biologica. Quindi ecolabel è molto rigida per quanto riguarda la biodegradabilità ma meno per l’origine delle materie prime.

AIAB: Aiab invece presta molta attenzione all’origine delle materie prime, infatti oltre ad avere maggiori restrizioni rispetto ad Ecolabel sulla scelta degli ingredienti, richiede la presenza di materie prime da agricoltura biologica nel prodotto da certificare.

Entrambe le certificazioni richiedono test di prestazione del prodotto. I test di prestazione vengono realizzati comparando il prodotto da certificare con un leader di mercato al fine di ottenere pari o superiore potere lavante.

Per tutti i nostri cosmetici abbiamo eseguito il patch test, che valuta l’irritabilità del prodotto sulla pelle.
Nei nostri prodotti utilizziamo materie prime non irritanti e molto delicate.

Un prodotto biologico è attento all’ambiente ma anche, e soprattutto, a noi e alla nostra pelle.

PIACERE, ALLEGRO NATURA!

Siamo una società in crescita, con una particolare attenzione per il futuro del nostro pianeta. La nostra missione è quella di fare cambiare l’opinione comune sui prodotti ecologici e naturali : abbiamo raggiunto risultati così soddisfacenti che sarebbe un peccato tenerli solo per noi.

LA NOSTRA FILOSOFIA

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